“La svolta” nella vita di Max avviene per caso. L’invito ad una festa in una bella villa del luganese, l’incontro con una fascinosa donna di mezza età, il piacere di sentirsi ammesso ‘ai piani alti’ della società, nel giro di quelli che contano. Per poi chiedersi: “Come mai quando si è alla ricerca forsennata del successo le nostre difese si abbassano? Perché non subodoriamo il pericolo? Perché perdiamo quel briciolo di naturale buon senso acquisito con gli anni? Queste oggi sono le mie domande. Mi interrogo e non so darmi risposte”.

Comunque, nel momento della svolta, lungi dall’avere questi pensieri, Max è invece totalmente abbagliato da un mondo di cui vede solo la patina dorata e neppure intuisce tutto il marcio che vi si cela dietro.

Così come nella generosa Patriza, che diventa la sua ‘datrice di lavoro’ vede un’opportunità e non una minaccia. “Patrizia gestiva un’agenzia di accompagnatori”. Ragazzi che avevano il compito di assecondare la natura viziosa di diverse gentili signore – tutte sopra i cinquant’anni – che desideravano più che altro, rompere con la monotonia e la solitudine. I compiti erano chiari: preoccuparsi di fare la spola tra gioiellerie, boutique o profumerie, accompagnarle a una cenetta romantica o presentarsi al loro fianco in occasioni mondane”. Da accompagnatore a gigolo: il passo è breve, e senza nessuna scusante: “Io ero certamente peggio di una qualsiasi prostituta: a me i soldi non servivano; mi prostituivo solo per garantirmi lussi che altrimenti non mi potevo permettere. Il vizio nel vizio”.

All’iniziale escalation segue un inesorabile declino: “A quel punto avevo superato così tanti ostacoli, pregiudizi, tabù, vergogne e timori, scalando una splendida china dorata, che mi sembrava di aver raggiunto il paradiso. Ed era proprio così. Tant’è che una volta arrivato in cima, iniziai la discesa”. Il susseguirsi sempre più frenetico degli impegni stringe il fisico e la mente in una tenaglia: Max non ha più una vita privata, il rendimento al lavoro è sempre più scarso, le energie sono ridotte allo stremo. Anche le prestazioni sessuali cominciano presto a risentirne. La cocaina rappresenta un’ancora di salvataggio per far fronte agli impegni e al contempo una zavorra che spinge Max sempre più in basso, in un vortice di devastazione.

Fino al rinsavimento e al tentativo, con il supporto dell’amico di sempre e del suo unico grande amore, perduto e poi ritrovato, di uscirne definitivamente…

 

Manuela Mazzi, già autrice del lungo racconto new age “L’angelo apprendista” e del romanzo denuncia a sfondo giallo-rosa “Un caffè a Kathmandu”, in questo suo terzo libro, un reportage narrativo, dà prova di grande abilità. Cambia completamente genere e registro narrativo e riesce a calibrare le parole, le frasi, i capitoli imprimendo ad ogni passaggio una propria identità. Il suo modo schietto di riportare gli avvenimenti non diventa mai duro. Il suo stile pulito e fluido non rende spigolosa la narrazione neppure nei passaggi più cruciali. Il contenuto erotico, che a tratti è esplicito, non oltrepassa mai i limiti del reportage.

Manuela Mazzi

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Un gigolo in doppiopetto, terzo libro della giornalista e scrittrice Manuela Mazzi, racconta la storia vera di un gigolo ticinese, sollevando in parte quel velo di omertà che avvolge il fenomeno della prostituzione maschile in Ticino.

 

“Era così tranquilla e spensierata la mia vita, quasi noiosa. Solo un paio di anni prima della grande svolta tutto ciò che accadeva rientrava in una borghese quotidianità, di cui solo ora comprendo e apprezzo il lato positivo”. A raccontare in prima persona il passaggio da un’esistenza normale ad una vita fatta di vizi e di perversione è Massimo - detto  Max -, il protagonista del libro. In maniera sofferta, tra il pentimento per aver inseguito falsi miti e la rabbia per non aver compreso al momento giusto i segnali del declino, Max srotola il nastro del suo racconto attraverso ventinove capitoli che si leggono tutto d’un fiato.