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Un racconto che porta alla luce storie di un microcosmo tutto ticinese sconosciuto alla maggior parte della gente. Un mondo nascosto fatto di sesso a pagamento, di agenzie che reclutano ragazzi e ragazze, accompagnatori e amanti, dove sfilano noti avvocati, medici e pure qualche politico ticinese. Tutto è iniziato con un collega di lavoro che lo ha introdotto nell'ambiente dei super ricchi luganesi. Qui Max ha conosciuto la donna a capo di un agenzia di gigolo e modelle. Si è infatuato di lei, e in breve tempo si è trovato a rivestire i panni dell’amante, e dell’oggetto sessuale di altre donne. Il protagonista del racconto è riuscito – non senza parecchie difficoltà – ad uscire fuori da questo circolo vizioso. Oggi però deve fare i conti con minacce e telefonate anonime che arrivano da quei fantasmi del passato che si è ormai lasciato alle spalle. Si è ricostruito una nuova vita. Non ne vuole più sapere di sesso a pagamento, e vuole vivere nel più assoluto anonimato. Abbiamo incontrato l’autrice del libro, Manuela Mazzi, e ci siamo fatti raccontare quello che solo lei sa. - Lo hai detto chiaramente all’inizio del libro. È un “reportage narrativo”. Cosa è stato camuffato per rispettare la privacy e cosa invece hai mantenuto reale? - Perché hai voluto raccontare in un libro questa storia? - All'inizio il protagonista è orgoglioso della sua professione di sesso e soldi. Ad un certo punto però inizia a considerare tutto ciò come qualcosa di sporco. Cosa succede esattamente in lui? - Perché non ha avuto il coraggio di uscirne subito? - Alla fine però ce l'ha fatta. - Soldi e donne. Un binomio che farebbe gola a qualsiasi ragazzo. Che consiglio daresti a loro? - In base a quello che lui ti ha raccontato quanto è presente il fenomeno dei gigolo in Ticino? - Di tutta questa storia qual è la cosa che più ti ha colpito? Alcuni passaggi del libro "Arrivai così alla conclusione che non mi dovevo sentire una prostituta, e men che meno una preda da caccia , bensì sorta di geisha al maschile. Non mi limitavo a fare sesso, dovevo essere una persona capace di reggere le più diverse conversazioni, dovevo essere all'altezza di qualsiasi ambiente e apparire alla pari in qualsiasi compagnia. Insomma, non mi sentivo una puttana di lusso. Inoltre, non solo non toccava a me pagare, ma a sborsare erano addirittura le mie accompagnatrici. (...) O meglio, sembrava che fossi io a rivestire il ruolo del dominatore, sottomettendo le mie compagne al punto di costringerle a pagare per avermi". "Ogni tanto ripenso all'introito mensile di quel periodo: mille franchi per un incontro approfondito, almeno tre volte al mese, più un paio di extra dall'attività di semplice accompagnatore, che saltuariamente continuavo a fare. In altre parole riuscivo a recuperare almeno 4000 franchi al mese - esente da tasse - oltre al mio salario ufficiale. E questo è solo l'inizio, perché in seguito arrivai perfino a guadagnare 12.000 franchi che, aggiunti allo stipendio, mi facevano sfiorare quasi i ventimila franchi mensili". "Nella tanto decantata isola felice, chiamata Svizzera, le cose non funzionano diversamente da tanti altri posti. Anche se qui l'omertà tiene sotto controllo la situazione avvolgendola in un sottile velo di seta nera. (...) dietro la facciata di una villa lussuosa, nei centri cittadini, ci sono realtà che ruotano intorno all'universo della malavita. (...) Creature viziose in cerca di nuove emozioni, legate al mercato del sesso o al gioco d'azzardo, come gli strozzini che aspettano al varco la loro vittima, gli spacciatori che si arricchiscono sulle pene dei disperati. E, pur sapendo benissimo quello che accade, la giustizia spesso è sommersa dal lavoro a tal punto da non riuscire a fare nulla. Anzi, non è raro che le prostitute abusive si concedano gratuitamente al solito agente il quale in cambio non le denuncia. L'ho visto con i miei occhi! Non ci credevo quando me lo raccontavano e invece un bel giorno, mentre stavo parlando con una collega, a un tratto la vidi agitarsi e scappar via. Ma prima di andarsene riuscì a dirmi con una faccia per nulla felice: "Quello che è appena entrato è un pezzo grosso della Pola di un altro cantone". "Senza accorgermene, iniziai a conoscere altre nuove amiche al di sopra dei cinquanta - mogli di avvocati, medici, architetti, politici. Ticinesi e provenienti dalla Lombardia. le incontravo una volta al mese e a volte anche settimanalmente. Il mio incarico era sempre più definito: dovevo farle sentire ancora donne, assecondandole in tutti i loro desideri sessuali e rendere l'amplesso sempre diverso e mai uguale a quello praticato con il loro marito". |

Manuela Mazzi |
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In un libro le scandalose rivelazioni di un gigolo. Trema l‘alta borghesia ticinese
Il commissario Bruno Ongaro: "Una ventina i gigolo in Ticino". |
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Di Sal Feo
LUGANO - La “Lugano bene”, ma diciamo pure tutto il Ticino, è stata colpita nel cuore. E a farlo è stato un ragazzo ticinese. Un giovane avvenente, che a un certo punto della sua vita ha deciso di percorrere una parabola tutta discendente, che dal bel mondo di feste, caviale e champagne, si è trovato, suo malgrado, a rivestire i panni di un perfetto gigolo, fino a percorrere le ultime discese fatte di droga, ricatti e minacce. Una vicenda raccontata nel libro appena uscito nelle librerie dal titolo “Un gigolo in doppiopetto”. L’autrice è Manuela Mazzi, giovane scrittrice con già tre libri all’attivo, e che è diventata la depositaria – nonché diretta testimone - del racconto di Max (il nome è ovviamente fittizio). |







