Manuela Mazzi

Scrittrice

Home page

Chi è?

Bibliografia

I libri

Eventi
e novità

Premi
e concorsi

Recensioni

Download fotogallery

Blog
e forum

Link

amici

Contatti

di Simona Sala

A quali rischi va incontro un giovane (per una volta non è una giovane) il quale si lascia irretire da guadagni facili pra­ticando il mestiere più vecchio del mondo, ma – badate bene – non in strada al freddo, bensì in una gabbia dorata in cui si sente l’odore dei soldi a ogni angolo? All’apparenza a nessu­no, ma dopo qualche tempo, pochi mesi, nemmeno un an­no, cominciano a mostrarsi le insidie. Le pretese sempre più alte ed esagerate delle clienti, l’ambizione del gigolò stesso, che non riesce più a controllar­si e, da ultimo ma non per im­portanza, un giro sporco e pe­ricoloso, ma che permette di stare a galla come quello della cocaina.
Nel suo Un Gigolo in doppiopetto
la locarnese Manuela Mazzi (alla sua terza esperien­za letteraria, dopo L’angelo apprendista e Caffè a Kathmandu) traduce in racconto avvincente una vicenda di ca­sa nostra con la quale si è tro­vata confrontata qualche tem­po fa in veste di giornalista. E cioè quella di un giovane tici­nese finito nel giro dell’«ac­compagnamento di alto bor­do » per lo scintillante – e fa­sullo – mondo della società bene lombarda. Max, nome per ovvii motivi falso, è in realtà un giovane perbene, senza un passato deva­stante alle spalle, né tanto­meno una vita precaria.
Rappresenta quindi la di­mostrazione di come a vol­te la vita e gli accadimenti fortuiti o predestinati prendano il sopravvento sulle persone, lasciando poco spazio
alle manovre personali e alle scelte. Alla fine del libro in questo rac­conto che si legge tutto d’un fiato, Max si ritroverà con sulle spalle un’esperienza in più, ma anche con un senso di vergogna a tratti insoppor­tabile, e la consapevolezza di avere commesso un errore cui difficilmente potrà rimediare. E Un Gigolo in doppiopetto è la prova di come certe vicende possano succedere anche alle nostre latitudini.

< Torna a Recensioni